La facciata del Palau Reial de Pedralbes a Barcellona.

Palazzo Reale di Pedralbes (Palau Reial de Pedralbes)

Realizzato dove una volta sorgeva la Finca Güell, il Palau Reial de Pedralbes ha voluto rappresentare un omaggio della borghesia di Barcellona ai suoi sovrani. I suoi magnifici giardini nascondono delle opere dimenticate di Gaudí e vi si possono ammirare delle statue che diedero “scandalo”.

 

Indice:

 

Il Palazzo Reale di Pedralbes: storia e caratteristiche

Sul terreno dove oggi sorge il Palazzo Reale di Pedralbes, una volta si trovava la torre Güell, costruita – a sua volta – su di una precedente masia, Can Feliu.

Nel 1919, l’allora sindaco di Barcellona Joan Antoni Güell, con l’appoggio dell’alta borghesia catalana, decise di offrire una residenza ai re di Spagna per i loro soggiorni a Barcellona donando i terreni della sua tenuta. L’opera fu progettata da Eusebi Bona e diretta, dal 1923, da Francesc de P. Nebot. Non fu del tutto completato fino al 1929.

L’edificio è costituito da un corpo centrale di pianta rettangolare affiancato da due corpi laterali con pianta curva. In fondo si può trovare la cappella, con cupole emisferiche nel tamburo e nell’abside.

La facciata mostra tre portici con colonne tuscaniche che ospitano i tre portoni d’ingresso. È sormontata da uno scudo reale ed è decorata con graffiti. L’ingresso principale del complesso si trova di fronte alla Diagonal e accanto ad esso furono costruiti un padiglione per le autorimesse e un altro per le scuderie.

Il Palazzo ospita attualmente la sede permanente del Segretariato Generale dell’Unione per il Mediterraneo, oltre al Museo della ceramica, al Museo tessile e degli indumenti e al Museo delle arti decorative.

 

I Giardini del Palau Reial de Pedralbes

Nicolau Rubió i Tudurí ricevette l’incarico di progettare i giardini del Palau de Pedralbes. Sfruttò alcuni degli alberi e degli elementi preesistenti della tenuta Güell e ideò diversi spazi verdi e boschetti. Le tre fontane luminose sono opera di Carles Buïgas.

Diversi sono gli elementi decorativi di grande interesse. Tra questi ci sono due opere di Gaudí (1884): la Fontana di Ercole e un pergolato parabolico. Degna di nota è anche una struttura di giochi per bambini, opera di Enric Miralles e Benedetta Tagliabue (2001). Di grandissimo interesse artistico anche le statue disposte all’interno dei giardini.

 

Una veduta dei Giardini del Palau Reial de Pedralbes.

 

La Fontana di Ercole e la Pergola di Gaudí

Questa fonte fu realizzata da Gaudí nel 1884, per l’allora Tenuta Güell (che sorgeva al posto dell’attuale Palau). Rimase nascosta fino al 1984, quando fu riscoperta dall’architetto Ignasi Serra Goday.

 

La Fontana di Ercole di Gaudí nei Giardini di Pedralbes.

 

Quando Eusebi Güell gli commissionò di realizzare il giardino dell’antica fattoria di Can Feliu, Gaudí scelse come tema la leggenda del Giardino delle Esperidi, in cui Ercole (secondo il mito, fondatore di Barcellona) e il drago sono i protagonisti. Il beccuccio della fontana è la testa, molto stilizzata, dell’animale e il lavabo in pietra riporta scolpite sul davanti le quattro barre della bandiera catalana. Il busto di Ercole non è l’originale, in quanto andato perduto.

 

La pergola parabolica di Gaudí nei Giardini di Pedralbes.

 

Poco distante si trova la struttura parabolica del pergolato, sempre opera di Gaudí, che funge da sostegno per delle piante rampicanti.

 

Le statue dei Giardini del Palau Reial de Pedralbes

All’interno dei giardini di Pedralbes ci sono diverse statue molto interessanti e degne di nota come ad esempio un nudo femminile inginocchiato, opera di Joan Borrell (1916), un nudo in bronzo di Enric Casanovas o la statua intitolata “Mediterrània”, situata nello stagno all’ingresso dei giardini, realizzata nel 1962 da Eulàlia Fàbregas de Sentmenat.

Sicuramente la statua più spettacolare era quella situata proprio di fronte all’ingresso del Palazzo: era una rappresentazione a dimensioni naturali della regina Isabella II che mostrava suo figlio Alfonso XII alla città di Barcellona. Opera di Agapit Vallmitjana, fu realizzata su ordine della stessa regina nel 1863. Proprietà del Museo del Prado, fu posta all’ingresso del Palazzo nel 1929 e ritirata dalla Generalitat nel 2014.

 

La statua di Isabella II che mostra Alfonso XII.

 

Da rilevare anche i nove busti marmorei che adornano la balaustra antistante il Palazzo, di origine e autore ignoti, realizzati probabilmente nel primo quarto dell’Ottocento.

Nudo di donna in ginocchio (Joan Borrell Nicolau). Opera di Joan Borrell i Nicolau (Barcellona, ​​1888-1951), scultore formatosi a Parigi che adottò risolutamente gli schemi classicisti del Noucentisme. In quest’opera del 1916, realizzata in marmo bianco, vediamo una donna seduta, con un ginocchio appoggiato a terra, che mostra il suo corpo nudo, muscoloso e turgido. Il braccio teso della statua, permette a Borrell di dimostrare tutta la sua maestria nella realizzazione delle pieghe della veste.

 

Nudo femminile in ginocchio, opera di Joan Borrell.

 

Nudo di donna (Enric Casanovas Roy). Figura femminile in bronzo che mostra una giovane donna nuda che si raccoglie i capelli. Fu realizzata nel 1930 da Enric Casanovas, uno dei rappresentanti più caratteristici della scultura Noucentista. Le forme morbide, la solidità dei volumi, la posa serena e l’armonia classica delle forme la allontanano dalla stilizzazione modernista. La scultura è nascosta, in parte, dalla vegetazione circostante.

 

Il Nudo di Donna in bronzo di Casanovas nei Giardini di Pedralbes.

 

Scultura Mediterrània (Eulàlia Fàbregas de Sentmenat). Per la sua posizione, all’interno del laghetto della fontana che presiede l’ingresso dei Giardini di Pedralbes, è forse la scultura più emblematica del parco. Eseguita da Eulàlia Fàbregas de Sentmenat (Barcellona, ​​1906 – 1992), artista che esordisce nella scultura a cinquant’anni e si specializza in nudi femminili di grande formato, sempre con una modellazione morbida e delicata. Quest’opera, del 1962, ne è un buon esempio.

 

La scultura "Mediterrania" di Eulalia Fabregas.

 

L’ingresso del Palazzo Reale di Pedralbes e “Le Esiliate di Plaça Catalunya”

Lungo il muro di cinta all’entrata del Palau de Pedralbes, si possono notare quattro statute in pietra bianca rappresentanti figure femminili.

Queste quattro sculture, insieme ai due gruppi scultorei posti all’incrocio con la calle del Tinent Coronel Valenzuela, sono note popolarmente come “Le Esiliate di Plaça Catalunya“: sono proprio quelle sculture che furono oggetto di polemiche nel 1929 e che furono trasferite da Plaça Catalunya perchè considerate “indecenti”.

Figura femminile (Josep Llimona). Realizzata tra il 1928 e il 1929, è un’opera tarda di Josep Llimona (Barcellona, ​​1864-1934), che era stato una figura di spicco del Modernismo ma che seppe adattarsi ai cambiamenti estetici imposti dal Noucentisme. Rappresenta una donna, con il corpo seminudo, che prende l’abito con le mani all’altezza della vita. È una figura robusta, ferma, dall’aspetto sereno, realizzata in uno stile classico ben lontano dalle pose languidi e dagli sguardi malinconici del suo brillante palcoscenico modernista.

 

La figura femminile di Josep Llimona all'ingresso del Palazzo di Pedralbes.

 

Figura femminile (Enric Casanovas). Discepolo di Josep Llimona, Enric Casanovas (Barcellona, ​​1882 – 1948) è stato uno degli scultori più importanti del Noucentisme. In quest’opera, del 1928 presenta la figura di una donna con il corpo seminudo, coperto solo dai fianchi in giù, che si copre i seni con le mani e con il viso leggermente inclinato, in una posa dinamica ma con un viso sereno che sembra disegnare un leggero sorriso. Si allontana, quindi, dalla matrona classica, ieratica e distante, per avvicinarsi al prototipo di donna catalana, più modesta e allo stesso tempo più calda.

 

La statua rappresentante una donna di Casanovas all'ingresso del Palau de Pedralbes.

 

Figura femminile (Àngel Tarrach). Figura femminile quasi nuda, coperta solo dai piedi fino alla metà della coscia, è presentata come una dea classica, in posa di sfida, che tiene nella mano destra un ramo di alloro. Il suo autore fu Àngel Tarrach i Barrabia (Barcellona, ​​1890 – Cuernavaca, Messico, 1979), che dovette andare in esilio dopo la Guerra Civile e che fu molto prolifico in Francia e Messico.

 

La figura femminile di Tarrach all'entrata del Palu di Pedralbes.

 

“Marina” (Eusebi Arnau Mascott). E’ una delle due statue che furono commissionate a Eusebi Arnau, alla fine della sua carriera artistica. È una figura femminile nuda, avvolta in una rete da pescatori. Sia il taglio di capelli che la posa plastica rientrano nei canoni del classicismo, una tendenza che si era imposta negli anni Venti, quando il Noucentisme divenne dominante.

 

La scultura "Marina" di Eusebi Arnau.

 

Tarragona (Jaume Otero Camps) e Lleida (Manuel Fuxà Leal). Inizialmente, i gruppi scultorei che dovevano rappresentare le quattro province catalane nella nuova Plaça Catalunya, costruita nel 1927, dovevano essere realizzati in pietra. Ne furono realizzati due, quello di “Tarragona”, commissionato a Jaume Otero, e quello di “Lleida”, opera di Manuel Fuxà, che al tempo era già molto anziano e che, infatti, sarebbe morto quello stesso anno.

 

Il gruppo scultoreo "Lleida" di Lleida Manuel Fuxà.

 

In seguito si decise che queste sculture dovessero essere realizzate in bronzo e quella di Lleida fu commissionata nuovamente a Joan Borrell. L’opera di Fuxà, insieme a quella di Otero, si trovano oggi sulla Diagonal, nei pressi del Palau de Pedralbes. Il gruppo rappresentate “Lleida” è composto da varie figure, uomini e donne, con elementi rappresentativi dell’attività agricola, tipica della provincia.

 

Il gruppo scultoreo con l'allegoria di Tarragona di Jaume Otero.

 

L’opera rappresentante “Tarragona“, invece, fu commissionata a Jaume Otero (Maó, 1888 – 1945), che scolpì questa allegoria in pietra ma che alla fine ne realizzò una seconda versione, in questo caso in bronzo, che si può vedere in Plaça Catalunya. Anche qui possiamo vedere gli elementi rappresentativi della provincia: l’agricoltura, la pesca, la navigazione e il mondo classico.

 

L'installazione Morpho's Nest in a Cadmium House, opera di Lluís Lleó.

 

Sempre di fronte all’ingresso del Palau Reial de Pedralbes si può notare una curiosa installazione formata da sei steli dipinte: è Morpho’s Nest in a Cadmium House, di Lluís Lleó.

Le steli sono situate in due gruppi di tre e mantengono la simmetria con l’ingresso del palazzo di Pedralbes, in un tratto della Diagonal che fu risistemato in occasione della celebrazione del Congresso Eucaristico nel 1952.

Installate nel 2018, rappresentano una riflessione sulla fragilità della bellezza, prendendo come pretesto le farfalle “morpho blu”, e un omaggio al romanico, per il ricorso alla tecnica dell’affresco e all’arenaria. Il risultato è un’opera astratta, dai colori vividi (un blu Klein), molto esposta – per volontà dell’autore – all’uso che ne possono fare i cittadini.

 

Il Palazzo Reale di Pedralbes in breve

Tipologia: Edificio pubblico
Periodo: 1911-1929
Stile: Noucentisme
Autori: Eusebi Bona i Puig / Francesc de P. Nebot i Torrents
Indirizzo: Avinguda Diagonal, 686
Quartiere: Pedralbes
Distretto: Les Corts
Classificazione: Bene Culturale di Interesse Locale e Bene Culturale di Interesse Nazionale

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