Nel cuore del dinamico quartiere dell’Eixample, tra l’Avinguda de Vilanova e Carrer de Roger de Flor, si erge un edificio imponente, testimonianza concreta del passato industriale e dell’innovazione energetica di Barcellona. Parliamo della Central Vilanova, nota anche come Central Catalana d’Electricitat, una struttura che ha giocato un ruolo cruciale nella storia dell’elettrificazione della città e che oggi rappresenta uno straordinario esempio di architettura industriale modernista.
In questo articolo ti portiamo alla scoperta della sua storia, della sua architettura e del suo attuale utilizzo, offrendo una guida utile e coinvolgente per inserirla nel tuo itinerario culturale a Barcellona.
Storia della Central Catalana d’Electricitat
La storia della Central Vilanova comincia il 2 marzo 1896, quando nasce la Central Catalana d’Electricitat, una società creata grazie all’unione della Società Catalana per l’Enllumenat de Gas e della Compagnie Centrale Eugène Lebon et Cie. Lo scopo era chiaro: dotare Barcellona di un impianto moderno capace di produrre elettricità su larga scala a partire dalla combustione del carbone.
Per ospitare la nuova centrale termoelettrica, venne scelto un terreno lungo l’attuale Avinguda de Vilanova, vicino all’antica séquia del Bogatell, poi parzialmente interrata. Il progetto fu inizialmente affidato a Pere Falqués, architetto noto anche per aver progettato alcuni degli eleganti lampioni del Passeig de Gràcia, ma il disegno venne ufficialmente firmato da Antoni Costa.
Central Catalana d’Electricitat: l’architettura
La Central Vilanova venne completata nel 1897, e sin dall’inizio si distinse per l’architettura innovativa e decorativa, che fondeva funzionalità e bellezza estetica secondo i canoni del modernismo catalano. L’edificio, a pianta rettangolare e con angolo a xamfrà, presenta una composizione architettonica ben strutturata, sviluppata su seminterrato, piano terra e uno o più piani superiori (fino a quattro nel corpo ad angolo).
Le pareti esterne, realizzate in mattone a vista e pietra, sono sostenute da una struttura metallica visibile, elemento non solo portante ma anche decorativo. Il gioco tra pieni e vuoti, tra materiali grezzi e dettagli curati, crea un linguaggio architettonico che alcuni critici associano al brutalismo ante litteram. L’ingresso principale, situato proprio sullo spigolo tra le due strade, è valorizzato da un imponente portale in pietra, sormontato da un grande finestrone semicircolare e decorato con semicolonne in ceramica smaltata, archi in mattone e l’insegna “General Catalana de Electricidad”. Sul coronamento si legge ancora la data di fondazione: 1897.
Uno degli aspetti più avanzati dell’edificio era la capacità di illuminare e ventilare naturalmente gli spazi interni. Le grandi arcate a tutto sesto in vetro e ferro permettevano alla luce di entrare abbondantemente, migliorando le condizioni di lavoro nelle zone produttive. Un altro dettaglio notevole è la presenza di una volta catalana all’ingresso e una scala a chiocciola in ferro che conduceva ai piani superiori.
Nel 1908, la centrale si aggiorna con l’aggiunta di un turbogeneratore Oerlikon, ampliando la capacità di produzione. Tra il 1910 e il 1912, l’architetto Telm Fernández realizzò ulteriori lavori di ampliamento lungo l’Avinguda de Vilanova. Grazie a questi interventi, dal 1910 la centrale fu in grado di fornire corrente alternata a 6.000 V, segnando un’evoluzione importante nel sistema elettrico cittadino.
Nel 1912, la Società Catalana per l’illuminazione a gas si trasforma in Catalana de Gas i Electricitat, che incorpora completamente la Central Catalana d’Electricitat. In questo processo, una parte dell’edificio (quasi 6.000 m²) venne destinata a magazzini, laboratori e una fabbrica di ghiaccio.
Negli stessi anni, la prima rete elettrica sotterranea catalana fu creata proprio da qui, collegando la Central Vilanova alla subcentrale di Carrer Viladomat con una linea a 50.000 V. Con l’apertura della centrale termoelettrica di Sant Adrià de Besòs e la disponibilità di energia da fonti idroelettriche (come la centrale di El Run), la produzione energetica alla Central Vilanova cessò nel 1918, e l’impianto fu riconvertito in centrale di trasformazione.
Le macchine vennero smontate e spostate a Sant Adrià o nella sede sevillana di Catalana de Gas. La definitiva cessazione delle attività industriali avvenne nel 1977. Tra il 1977 e il 1980, l’edificio venne ristrutturato per ospitare gli uffici di HECSA (Hidroelèctrica de Catalunya), società che poi venne inglobata da FECSA-Endesa, oggi parte del gruppo Enel.
Dal 2013, la Central Vilanova ha trovato una nuova vocazione come spazio educativo e divulgativo attraverso il programma Endesa Educa, promosso dalla Fundación Endesa. Qui si svolgono visite didattiche, laboratori e attività per scuole, con l’obiettivo di promuovere la conoscenza dell’energia e della sostenibilità.
Central Catalana d’Electricitat: l’interno
All’interno dell’isolato si trovava il vero cuore pulsante della struttura: la nave con i generatori elettrici, forniti dalla Schuckert & Co di Norimberga (rivale della Siemens), con quattro dinamo da 530 kW e una da 300 kW, in grado di erogare una potenza complessiva di 2.400 kW a 150 V in corrente continua.
Sopra la sala generatori svettava una ciminiera alta 56 metri, diventata per decenni uno dei simboli dello skyline industriale di Barcellona.
Cosa vedere nei dintorni di Central Vilanova
Una visita alla Central Vilanova può essere integrata in un itinerario più ampio nel centro di Barcellona. Ecco cosa trovi a pochi passi:
- Arco di Trionfo – uno dei monumenti più fotografati di Barcellona
- Parc de la Ciutadella – con il Parlamento catalano, lo zoo e la fontana monumentale
- Museo della Musica e L’Auditori
- Estació del Nord, oggi centro culturale e terminal autobus
- Museo del Design e Torre Glòries (a circa 15 minuti a piedi)
Tipologia: Fabbricato industriale
Periodo: 1888-1910
Stile: Modernista
Autore: Pere Falqués Urpí
Indirizzo: Avinguda Vilanova, 12
Zona: Fort Pienc (Eixample)
Classificazione: Bene Culturale di Interesse Locale
Marta Lopez – Guida culturale
Barcellonese doc e appassionata d’arte, scrivo per raccontare la città attraverso le sue radici culturali e le sue continue trasformazioni. Dal Modernismo di Gaudí, che segna l’identità architettonica della città, fino alle gallerie contemporanee, agli spazi creativi e ai festival che animano i quartieri, offro uno sguardo autentico su come Barcellona riesca a fondere tradizione e innovazione. Nei miei articoli cerco di guidare i lettori non solo nelle attrazioni più note, ma anche in percorsi alternativi per scoprire l’anima culturale della città.
